Domenica la Perugia-Assisi: due catene umane per “ricucire” la società divisa

La pandemia non ferma la Perugia-Assisi. Il mondo delle associazioni, del volontariato, del Terzo settore si ritrova domenica 11 ottobre, in sicurezza, a manifestare per la pace e la fraternità. Nonostante il Covid-19, che semmai ha dato un motivo in più per chiedere salute, sviluppo sostenibile, giustizia sociale per tutti in un mondo in cui il Coronavirus – pur nella sofferenza globale – ha rimarcato le differenze tra chi ha farmaci e ospedali e chi non ha nemmeno l’acqua per lavarsi le mani. E dunque della Perugia-Assisi c’è bisogno. Oggi più che mai.

Accantonata la tradizionale marcia biennale, ecco l’idea di una catena umana, per unire idealmente i due poli della manifestazione: Perugia, città di Aldo Capitini che organizzò nel 1961 la prima marcia della Pace, e Assisi, città di San Francesco. Una manifestazione che vuole porsi in piena sintonia – sottolineano i promotori – con l’enciclica Fratelli tutti firmata una settimana fa da Papa Francesco proprio sulla tomba del Poverello di Assisi.

«Anziché camminare, stavolta staremo fermi, per smuovere le coscienze, vincere la paura e reagire», spiega il coordinatore del comitato promotoreFlavio Lotti. La catena per motivi logistici sarà divisa in due tronconi – a Perugia e ad Assisi – «ma uniti dal filo invisibile – dice Flavio Lotti – di tutte le persone che da casa seguono la manifestazione».

Collegamenti attraverso la web radio e la web tivù sul sito perugiassisi.orgoltre a Rai3 e Tg3 che seguiranno in diretta dalle 11,30 alle 13,15 la manifestazione, e Rai Radio 1 subito dopo l’Angelus del Papa e Rai News 24.

Due spezzoni lunghi un chilometro e mezzo di circa 2.500 i partecipanti: i partecipanti non si uniranno prendendosi per mano, ma annodando corde, striscioni associativi, bandiere della pace.
A Perugia apriranno la catena umana da Porta San Girolamo le associazioni che promuovono la cultura del dono (Avis, Aido…). Poi le associazioni ambientaliste come Fridays for future. Poi gli scout dell’Agesci, i giornalisti di Articolo 21, le associazioni amiche dell’Africa (in piazza San Francesco ad Assisi ci sarà una mostra allestita da Chiama l’Africa e da Migrantes).

La scelta obbligata della catena umana ha però un forte significato simbolico, spiegano gli organizzatori: «È un modo per dire – spiegano – che c’è bisogno di riannodare, di tessere, di ricucire la trama di un tessuto sociale e umano lacerato e diviso». «Annodiamo e ricuciamo come San Francesco che si fece rattoppare la tonaca da Santa Chiara», concorda padre Enzo Fortunato, portavoce del Sacro Convento di Assisi. «La cultura francescana – ricorda – si fonda sul concetto del riparare. Il Cristo crocifisso di San Damiano dice infatti “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”».

Dalla loggia del Sacro Convento domenica si affacceranno tra gli altri l’arcivescovo di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, Domenico Sorrentino, il custode padre Mauro Gambetti.

Verrà diffuso il video messaggio del presidente del Parlamento europeo Davide Dassoli, la lettera del presidente della Repubblica. Gli organizzatori sperano anche in un segnale di papa Francesco che ha firmato la sua enciclica proprio ad Assisi la settimana scorsa. Parlerà anche don Giusto Della Valle, parroco di Como che collaborava con don Roberto Malgesini, ucciso da uno dei poveri che aiutava. Perché i fallimenti e le difficoltà non scoraggino mai gli operatori di pace.