Bisognava esserci

Domenica 11 ottobre, 2500 persone, unite da un obiettivo comune e da una volontà comune, hanno costruito una catena umana lungo la strada che va da Perugia ad Assisi.

 

Alcuni hanno alimentato confusione e disinformazione per far fallire l’iniziativa. Altri hanno invitato le persone a non partecipare.

 

Il virus, la paura e le bombe che ci hanno tirato addosso un giorno dopo l’altro hanno reso tutto più difficile ma anche più autentico e intenso.

 

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Durante questo lungo, incredibile, anno sono state cancellate o rinviate tante manifestazioni ma, come ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la PerugiAssisi si doveva fare.

 

Dal 1961, e sono quasi 60 anni, la Marcia PerugiAssisi è una chiamata all’impegno per la pace.

 

E oggi, in questo tempo così assurdo e difficile, l’impegno per la pace e i diritti umani è quanto mai necessario e urgente.

 

Il coronavirus ci ha costretto a trovare un modo nuovo di manifestare questa urgenza restando fermi su un metro di strada. Fermi e distanziati, senza abbracci né strette di mano. Senza poter assaporare il piacere tonificante del camminare assieme.

 

Eppure quel gesto -stare fermi in un metro di strada, distanziati ma uniti da un filo- è bastato a generare e diffondere una grande energia positiva che, grazie all’aiuto di un bel gruppo di giornalisti e soprattutto del nostro servizio pubblico radiotelevisivo, è arrivata lontano.

 

Era difficilissimo, ma bisognava esserci. In prima persona. Dovevamo dare un segno della volontà di continuare il nostro impegno per la pace e la fraternità.

 

Grazie a tante donne, uomini, famiglie, gruppi, associazioni, scuole ed Enti Locali è stato possibile costruire una manifestazione autentica, esemplare.

 

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Il nostro è stato un piccolo gesto, davanti all’enormità dei problemi che dobbiamo affrontare: le guerre, la fame, le malattie, le violenze, le occupazioni militari, la corsa agli armamenti che non si fermano, la gente che continua a morire in mare, nel deserto, tra le mani dei torturatori,… il cambiamento climatico che ancora attendere nuovi stili di vita, di produzione e di consumo, il lavoro che molti non trovano o stanno perdendo,…

 

Ne siamo consapevoli. Noi siamo briciolette, dice Daniele Silvestri.

 

Ma sappiamo anche che tutte queste briciolette, messe assieme, possono soddisfare la fame di giustizia, di pace e di fraternità del mondo intero.

 

Mettendoci insieme, domenica scorsa, abbiamo potuto accrescere la consapevolezza che tutti abbiamo una responsabilità, che tutti siamo chiamati a fare pace, dappertutto, tutti i giorni, in ogni momento della giornata, sviluppando la nostra capacità di prendendoci cura gli uni degli altri e, insieme, della comunità, dell’ambiente, del nostro pianeta.

 

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E’ stata una sfida monumentale, superiore a quelle che abbiamo affrontato gli anni scorsi. E altre sfide ancora dovremo affrontare per accelerare i cambiamenti che sono necessari.

 

Ce la faremo solo se continueremo a camminare assieme, uniti, ciascuno come potrà, sviluppando la nostra capacità di condividere un progetto comune con una strategia comune, valorizzando ogni gesto di pace e rendendolo sempre più intenso e contagioso.

 

“Questa Marcia deve continuare” ha detto il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli nel suo importante intervento ad Assisi.

 

E così sarà. In questi tre giorni dedicati alla pace e alla cura abbiamo condiviso tante riflessioni, idee, azioni e proposte di cui faremo tesoro e che continueremo a sviluppare.

 

Intanto fissiamo una data sul calendario del prossimo anno. Sì, perché l’8, il 9 e il 10 ottobre 2021 ci dovremo ritrovare insieme per festeggiare i 60 anni della Marcia PerugiAssisi, per valutare i passi compiuti e riannodare nuovamente i tanti fili del nostro impegno quotidiano.

 

Il mondo è malato e ha bisogno di cure. Ci sono molte ferite aperte che attendono di essere curate. Spetta a ciascuno, amava dire Aldo Capitini, di fare qualcosa. Facciamolo assieme.

 

 

Flavio Lotti

Coordinatore del Comitato PerugiAssisi